Somministrazione irregolare. Assunzione e risarcimento

Cassazione: limite al risarcimento anche per la somministrazione irregolare, ma conferma del rapporto con il committente.

Con sentenza n. 18046 del 20 agosto 2014, la Cassazione ha confermato l’applicazione, in materia di risarcimenti, delle regole del contratto a termine anche in caso di somministrazione irregolare. Continua a leggere

Contratto a termine e di somministrazione. Diversi, ma sempre precari!

Corte Europea di Giustizia: regole diverse per il contratto a termine e per quello di somministrazione

 La Corte Europea di Giustizia, con sentenza dell’11 aprile 2013 – C/290/2012, ha affermato che il contratto di lavoro a tempo determinato e quello di somministrazione sono regolamentati da disposizioni diverse, sicché non è possibile applicare al secondo i principi fissati dalla Direttiva CE n. 70/1999, con particolare riferimento alla disciplina delle proroghe.

La Corte, è intervenuta su richiesta del Tribunale di Napoli, precisando che tale esclusione vale sia per il contratto commerciale tra le due imprese contraenti, che per il rapporto di lavoro tra l’Agenzia ed il lavoratore.

Il lavoro tramite Agenzia è regolamentato dalla Direttiva CE n. 104/2008 che è finalizzata alla promozione del lavoro somministrato, inteso come forma particolarmente agevole per un inserimento lavorativo.

 

Lavoro interinale. Contro gli abusi qualcosa si muove.

Contratto di somministrazione e causale generica
 

La generica causale che richiama il contratto collettivo nazionale, inserita nel contratto di fornitura di lavoro temporaneo, rende quest’ultimo contratto nullo, con la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato in capo all’utilizzatore.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza del­la Sezione lavoro n. 11411 depo­sitata il 13 Maggio scorso.

La pronuncia ha co­sì respinto il ricorso presenta­to da Poste italiane contro la decisione della Corte d’appel­lo di Milano che aveva dispo­sto l’assunzione di un lavorato­re inizialmente ingaggiato con un contratto di lavoro tem­poraneo. La società aveva sot­tolineato, tra le ragioni dell’im­pugnazione, come non fosse necessario per la particolare ti­pologia contrattuale di lavoro temporaneo indicare alcun tipo di causale.

La sentenza della Cassazio­ne non ha condiviso l’operato dell’azienda e ha invece sottolineato co­me l’articolo 1, comma 2 della legge 196 del 1997 permette il contratto di fornitura di lavo­ro temporaneo nei seguenti casi:

a) nei casi previsti dal contratto colletti­vo della categoria di apparte­nenza dell’impresa utilizzatri­ce stipulati dai sindacati com­parativamente più rappresen­tativi;

b) nei casi di tempora­nea utilizzazione di qualifi­che non previste dai normali assetti produttivi aziendali;

c) nei casi di sostituzione di la­voratori assenti, fatte salve le ipotesi di cui al comma 4 (che prevede le situazioni in cui è vietata la forma del lavoro temporaneo».

Avere perciò riportato nel con­tratto la semplice causale «casi previsti dal contratto collettivo nazionale» è asso­lutamente insufficiente per la Cassazione. L’azienda si è limitata a riprodurre il testo della lettera a) dell’articolo 1 della legge senza procedere peraltro a qualsiasi specifica­zione. Nell’accordo stipula­to non si indica, tra l’altro, a quali contratti collettivi na­zionali si fa riferimento e nep­pure, come sarebbe invece stato necessario, a quale del­le ipotesi previste dalla con­trattazione collettive si inten­de fare riferimento.

La genericità della causale rende quindi il contratto ille­gittimo. Per quanto riguarda le sanzioni, invece, la senten­za si sofferma a chiarire che scatteranno quelle previste per il divieto di intermediazio­ne nelle prestazioni di lavoro e cioè l’instaurazione del rap­porto di lavoro con il fruitore della prestazione, vale a dire con il datore di lavoro effetti­vo. Quindi un rapporto di la­voro inizialmente concluso come temporaneo si conver­te in un contratto a tempo indeterminato con l’utilizzatore.

 

Il generico richiamo a quanto previsto dal contratto collettivo conduce alla conver­sione del contratto di fornitu­ra di lavoro temporaneo in un rapporto a tempo indeter­minato. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza del­la Sezione lavoro n. 11411 depo­sitata il 13 Maggio scorso.

La pronuncia ha co­sì respinto il ricorso presenta­to da Poste italiane contro la decisione della Corte d’appel­lo di Milano che aveva dispo­sto l’assunzione di un lavorato­re inizialmente ingaggiato con un contratto di lavoro tem­poraneo. La società aveva sot­tolineato, tra le ragioni dell’im­pugnazione, come non fosse necessario per la particolare ti­pologia contrattuale di lavoro temporaneo indicare alcun tipo di causale.

La sentenza della Cassazio­ne non ha condiviso l’operato dell’azienda e ha invece sottolineato co­me l’articolo 1, comma 2 della legge 196 del 1997 permette il contratto di fornitura di lavo­ro temporaneo «a) nei casi previsti dal contratto colletti­vo della categoria di apparte­nenza dell’impresa utilizzatri­ce stipulati dai sindacati com­parativamente più rappresen­tativi; b) nei casi di tempora­nea utilizzazione di qualifi­che non previste dai normali assetti produttivi aziendali; c) nei casi di sostituzione di la­voratori assenti, fatte salve le ipotesi di cui al comma 4 (che prevede le situazioni in cui è vietata la forma del lavoro temporaneo».

Avere però riportato nel con­tratto la semplice causale «casi previsti dal contratto collettivo nazionale» è asso­lutamente insufficiente per la Cassazione. L’azienda si è limitata a riprodurre il testo della lettera a) dell’articolo 1 della legge senza procedere peraltro a qualsiasi specifica­zione. Nell’accordo stipula­to non si indica, tra l’altro, a quali contratti collettivi na­zionali si fa riferimento e nep­pure, come sarebbe invece stato necessario, a quale del­le ipotesi previste dalla con­trattazione collettive si inten­de fare riferimento.

La genericità della causale rende quindi il contratto ille­gittimo. Per quanto riguarda le sanzioni, invece, la senten­za si sofferma a chiarire che scatteranno quelle previste per il divieto di intermediazio­ne nelle prestazioni di lavoro e cioè l’instaurazione del rap­porto di lavoro con il fruitore della prestazione, vale a dire con il datore di lavoro effetti­vo. Quindi un rapporto di la­voro inizialmente concluso come temporaneo si conver­te in un contratto a tempo in­determinato.

Riforma del Lavoro. Vademecum

 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la nota prot. 7258 del 22 aprile 2013, ha emanato un vademecum per i propri ispettori e per coloro che operano sul mercato del lavoro, al fine di orientarli in fase di applicazione della Riforma del Mercato del Lavoro (Legge n. 92/2012)

                                                                                       IL VADEMECUM

Somministrazione reiterata dello stesso lavoratore. Illegittimità.

In caso di reiterati contratti di fornitura di lavoro temporaneo con corrispondenti avviamenti a termine sempre del medesimo lavoratore al fine di fronteggiare una stabile esigenza dell’utilizzatore si configura una frode alla legge con conseguente dichiarazione di un contratto a tempo indeterminato con l’utilizzatore.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 15515-09 

CORTE DI CASSAZIONE SENTENZA N. 15515-09