Festività. Io non lavoro

RIPOSO-SETTIMANALELo dice la Corte di Cassazione con la Sentenza 19 ottobre 2016, n. 21209.

Lavoro – Festività – Rifiuto di lavoro in un giorno festivo – Trattenuta sulla retribuzione – Non sussiste – Diritto di astenersi dall’attività lavorativa.

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Bergamo con sentenza n. 613/09 accoglieva la domanda proposta da un gruppo di dipendenti della D. spa di condanna della società datrice di lavoro a Continua a leggere

INTERMEDIAZIONE E ABUSO.

BNLNon conosce confini l’abuso sull’intermediazione della manodopera. Non si salva nemmeno la ex  Banca Nazionale del Lavoro che per l’archivio di Pratica di Mare si serviva di lavoratori  assunti da  una società di comodo. Oltre sessanta lavoratori, brutalmente esclusi anche nel cambio di appalto, assistiti dalla  FlaicaLazio,  hanno fatto ricorso al tribunale di Roma, che ha emesso delle sentenze contrastanti. Riportiamo quella che, a nostro avviso, inquadra meglio la questione:

Tribunale di Roma sentenza n. 12489 del 19.07.2016

Le altre sentenze in appello SCARSELLA EMANUELA + 1   GIULIANI + altri Gallo 19.01.2017    COCCI +altri Pascarella 19.01.2017

Minimi salariali

Corte costituzionale: importante sentenza sui minimi retributivi per i soci di cooperativa

14/04/2015 E’ costituzionalmente legittimo prevedere per legge che i minimi di trattamento economico per i soci di cooperativa non siano inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria (art. 7, c. 4, del dl 31 dicembre 2007, n. 248, conv. dall’art. 1, c. 1, l. 28 febbraio 2008, n. 31). La Corte costituzionale, con la sentenza n. 51/2015, ha quindi respinto la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Lucca per violazione dell’articolo 39 della Costituzione

 

E’ costituzionalmente legittimo prevedere per legge (art. 7, c. 4, del dl 31 dicembre 2007, n. 248, conv. dall’art. 1, c. 1, l. 28 febbraio 2008, n. 31) che i trattamenti economici complessivi per i soci di cooperativa non siano inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria.
In concreto si discuteva se applicare il CCNL di settore stipulato da CGIL-CISL-UIL (e controparti datoriali) – cioè quello “comparativamente più rappresentativo” – oppure, come sostenuto dal Tribunale di Lucca e dalla società cooperativa ricorrente, il CCNL multi servizi, stipulato da UNCI–FESICA-CONFSAL.
A parere del giudice toscano – che ha sollevato la questione – la norma in esame, imponendo al giudice, in presenza di una pluralità di contratti collettivi di settore, di applicare un trattamento retributivo non inferiore a quello previsto da alcuni di tali contratti senza una previa valutazione (ex art. 36 Cost.) del diverso contratto collettivo applicato per affiliazione sindacale dall’impresa, inciderebbe autoritativamente sul dinamismo, anche conflittuale, della concorrenza intersindacale, realizzando un’indebita estensione dell’efficacia collettiva dei contratti collettivi (sia pure limitatamente alla sola parte economica), in violazione dell’art. 39 Cost.
La Corte costituzionale, con sentenza n. 51/2015 (Red. Silvana Sciarra), ha rigettato tale ricostruzione stabilendo che non viola l’art. 39 della Costituzione la norma di legge che assicura ai soci lavoratori di cooperative la salvaguardia del trattamento economico complessivo minimo previsto dal contratto collettivo stipulato dai sindacati maggiormente rappresentativi della categoria.
C’è da tener presente, per avere un quadro compiuto, che la norma impugnata dal Trib. di Lucca è stata adottata all’indomani del Protocollo d’intesa, sottoscritto il 10 ottobre 2007 da Ministero del lavoro, Ministero dello sviluppo economico, AGCI, Confcooperative, Legacoop, CGIL, CISL, UIL, in cui il Governo assumeva l’impegno di avviare «ogni idonea iniziativa amministrativa affinché le cooperative adottino trattamenti economici complessivi del lavoro subordinato, previsti dall’articolo 3, comma 1, della legge 3 aprile 2001, n. 142, non inferiori a quelli previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro sottoscritto dalle associazioni del movimento cooperativo e dalle organizzazioni sindacali per ciascuna parte sociale comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nel settore di riferimento» (punto C).
L’obiettivo, condiviso dai firmatari del Protocollo era, evidentemente, quello di contestare l’applicazione di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni datoriali e sindacali di non accertata rappresentatività, che prevedessero trattamenti retributivi potenzialmente in contrasto con la nozione di retribuzione sufficiente, di cui all’art. 36 Cost.
La Corte Costituzionale, con la sentenza 51/2015, esclude quindi la lesione della libertà sindacale in base all’interpretazione corretta della norma censurata, la quale non impone di applicare a tutti gli appartenenti alla categoria un determinato contratto collettivo nella sua interezza, ma si limita ad estendere loro la garanzia di minimi retributivi individuati da una fonte (il C.C.N.L. stipulato dalle OO.SS. maggiormente rappresentative) generalmente ritenuta quella maggiormente idonea ad assicurare la proporzionalità e sufficienza della retribuzione garantite dall’art. 36 Cost..
In definitiva, per dirla con le efficaci parole di chiusura della motivazione, “nell’effettuare un rinvio alla fonte collettiva che, meglio di altre, recepisce l’andamento delle dinamiche retributive nei settori in cui operano le società cooperative, l’articolo censurato si propone di contrastare forme di competizione salariale al ribasso, in linea con l’indirizzo giurisprudenziale che, da tempo, ritiene conforme ai requisiti della proporzionalità e della sufficienza (art. 36 Cost.) la retribuzione concordata nei contratti collettivi di lavoro firmati da associazioni comparativamente più rappresentative”.
La sentenza, che si riporta integralmente di seguito, offre un interessante spunto di riflessione in relazione alle novità che potranno essere introdotte dal “jobs act” in materia di salario minimo legale (comma 7, lett. g, dell’art. unico legge delega n. 183/2014).

 


Classificazione:

[Giuridica]  [Note a sentenza]

 

Cambio CCNL. La decisione unilaterale non è valida.

In costanza di  rapporto di lavoro, l’azienda non può cambiare unilateralmente il contratto collettivo. Il Tribunale di Roma con la  sentenza del 28 ottobre 1014 ha confermato questo principio. Si tratta di una decisione importante, che contrasta la tendenza ad abbassare i diritti con l’avallo di “organizzazioni sindacali” compiacenti e di comodo.

Lavaggio divise. La Cassazione cambia idea

Cassazione: sentenza 13745/2014 – manutenzione delle Tute da lavoro

Pubblicato il 18 giu 2014

Con sentenza n. 13745 del 17 giugno 2014, la Cassazione ha affermato che il datore di lavoro è obbligato a manutenere le tute da lavoro dei dipendenti unicamente quando queste hanno la funzione di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Al di fuori di queste ipotesi spetta al lavoratore provvedere alla manutenzione degli abiti da lavoro, tra cui il lavaggio periodico.

Cassazione-sentenza-13745-2014