Lavoro accessorio e appalti. Una spruzzata di cipria.

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2017 il Decreto Legge n. 25 del 17 marzo 2017, con il quale il Governo ha voluto abrogare le disposizioni in materia di lavoro accessorio, nonché intervenire in merito alla responsabilità solidale negli appalti Continua a leggere

Contratti a termine. Massimo tre anni nelle supplenze.

 illegittima la reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi

corte_giustizia_ueLa Corte di Giustizia Europea, con sentenza C-22/2013pdf_icon del 26 novembre 2014, ha dichiarato contraria al diritto dell’Unione Europea la normativa italiana sui contratti di lavoro a tempo determinato nella parte in cui prevede la reiterazione, da parte della Pubblica amministrazione, dei contratti a termine oltre i 36 mesi (art. 10, comma 4bis, del Decreto Legislativo n. 368/2001). Continua a leggere

Lavoro interinale. Contro gli abusi qualcosa si muove.

Contratto di somministrazione e causale generica
 

La generica causale che richiama il contratto collettivo nazionale, inserita nel contratto di fornitura di lavoro temporaneo, rende quest’ultimo contratto nullo, con la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato in capo all’utilizzatore.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza del­la Sezione lavoro n. 11411 depo­sitata il 13 Maggio scorso.

La pronuncia ha co­sì respinto il ricorso presenta­to da Poste italiane contro la decisione della Corte d’appel­lo di Milano che aveva dispo­sto l’assunzione di un lavorato­re inizialmente ingaggiato con un contratto di lavoro tem­poraneo. La società aveva sot­tolineato, tra le ragioni dell’im­pugnazione, come non fosse necessario per la particolare ti­pologia contrattuale di lavoro temporaneo indicare alcun tipo di causale.

La sentenza della Cassazio­ne non ha condiviso l’operato dell’azienda e ha invece sottolineato co­me l’articolo 1, comma 2 della legge 196 del 1997 permette il contratto di fornitura di lavo­ro temporaneo nei seguenti casi:

a) nei casi previsti dal contratto colletti­vo della categoria di apparte­nenza dell’impresa utilizzatri­ce stipulati dai sindacati com­parativamente più rappresen­tativi;

b) nei casi di tempora­nea utilizzazione di qualifi­che non previste dai normali assetti produttivi aziendali;

c) nei casi di sostituzione di la­voratori assenti, fatte salve le ipotesi di cui al comma 4 (che prevede le situazioni in cui è vietata la forma del lavoro temporaneo».

Avere perciò riportato nel con­tratto la semplice causale «casi previsti dal contratto collettivo nazionale» è asso­lutamente insufficiente per la Cassazione. L’azienda si è limitata a riprodurre il testo della lettera a) dell’articolo 1 della legge senza procedere peraltro a qualsiasi specifica­zione. Nell’accordo stipula­to non si indica, tra l’altro, a quali contratti collettivi na­zionali si fa riferimento e nep­pure, come sarebbe invece stato necessario, a quale del­le ipotesi previste dalla con­trattazione collettive si inten­de fare riferimento.

La genericità della causale rende quindi il contratto ille­gittimo. Per quanto riguarda le sanzioni, invece, la senten­za si sofferma a chiarire che scatteranno quelle previste per il divieto di intermediazio­ne nelle prestazioni di lavoro e cioè l’instaurazione del rap­porto di lavoro con il fruitore della prestazione, vale a dire con il datore di lavoro effetti­vo. Quindi un rapporto di la­voro inizialmente concluso come temporaneo si conver­te in un contratto a tempo indeterminato con l’utilizzatore.

 

Il generico richiamo a quanto previsto dal contratto collettivo conduce alla conver­sione del contratto di fornitu­ra di lavoro temporaneo in un rapporto a tempo indeter­minato. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza del­la Sezione lavoro n. 11411 depo­sitata il 13 Maggio scorso.

La pronuncia ha co­sì respinto il ricorso presenta­to da Poste italiane contro la decisione della Corte d’appel­lo di Milano che aveva dispo­sto l’assunzione di un lavorato­re inizialmente ingaggiato con un contratto di lavoro tem­poraneo. La società aveva sot­tolineato, tra le ragioni dell’im­pugnazione, come non fosse necessario per la particolare ti­pologia contrattuale di lavoro temporaneo indicare alcun tipo di causale.

La sentenza della Cassazio­ne non ha condiviso l’operato dell’azienda e ha invece sottolineato co­me l’articolo 1, comma 2 della legge 196 del 1997 permette il contratto di fornitura di lavo­ro temporaneo «a) nei casi previsti dal contratto colletti­vo della categoria di apparte­nenza dell’impresa utilizzatri­ce stipulati dai sindacati com­parativamente più rappresen­tativi; b) nei casi di tempora­nea utilizzazione di qualifi­che non previste dai normali assetti produttivi aziendali; c) nei casi di sostituzione di la­voratori assenti, fatte salve le ipotesi di cui al comma 4 (che prevede le situazioni in cui è vietata la forma del lavoro temporaneo».

Avere però riportato nel con­tratto la semplice causale «casi previsti dal contratto collettivo nazionale» è asso­lutamente insufficiente per la Cassazione. L’azienda si è limitata a riprodurre il testo della lettera a) dell’articolo 1 della legge senza procedere peraltro a qualsiasi specifica­zione. Nell’accordo stipula­to non si indica, tra l’altro, a quali contratti collettivi na­zionali si fa riferimento e nep­pure, come sarebbe invece stato necessario, a quale del­le ipotesi previste dalla con­trattazione collettive si inten­de fare riferimento.

La genericità della causale rende quindi il contratto ille­gittimo. Per quanto riguarda le sanzioni, invece, la senten­za si sofferma a chiarire che scatteranno quelle previste per il divieto di intermediazio­ne nelle prestazioni di lavoro e cioè l’instaurazione del rap­porto di lavoro con il fruitore della prestazione, vale a dire con il datore di lavoro effetti­vo. Quindi un rapporto di la­voro inizialmente concluso come temporaneo si conver­te in un contratto a tempo in­determinato.

Lavoratori atipici. Indennità di malattia e congedo parentale

 

I requisiti d’accesso per l’indennità giornaliera di malattia per gli iscritti alla Gestione Separata

  L’INPS, con circolare n. 77 del 13 maggio 2013, ha comunicato l’estensione del diritto alle indennità giornaliera di malattia e all’indennità per congedo parentale ai lavoratori iscritti alla Gestione separata.

Infatti, le tutele previdenziali dell’indennità di malattia e del trattamento economico per congedo parentale sono state progressivamente estese, attraverso provvedimenti normativi e indicazioni ministeriali, a tutti i lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria e non titolari di pensione.

Si tratta di lavoratori rientranti nelle seguenti categorie:

- LAVORO AUTONOMO, per professione abituale ancorché non esclusiva;

- COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA;

- INCARICATI  VENDITA A DOMICILIO

La Circolare n. 77 del 13-05-2013

 

Riforma del Lavoro. Vademecum

 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la nota prot. 7258 del 22 aprile 2013, ha emanato un vademecum per i propri ispettori e per coloro che operano sul mercato del lavoro, al fine di orientarli in fase di applicazione della Riforma del Mercato del Lavoro (Legge n. 92/2012)

                                                                                       IL VADEMECUM

Riforma Fornero. Primi chiarimenti

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato la circolare n. 18 del 18 luglio 2012, con la quale ha fornito le prime indicazioni operative alla applicazione della Riforma del Mercato del Lavoro (Legge n. 92/2012).

 LA CIRCOLARE N. 18-2012

Precariato. Prorogata la cura dei sintomi, resta la patologia.

Governo: proroghe a termini in scadenza per il Ministero del Lavoro

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, il DPCM 25 marzo 2011 con il quale vengono disposte proroghe, al 31 dicembre 2011, a termini riguardanti disposizioni del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In particolare:

1.      La proroga della disposizione in materia di disciplina del lavoro occasionale di tipo accessorio è motivata dalla necessità di continuare ad assicurare, per tutto l’anno 2011, in ragione della particolare congiuntura economica, l’insieme degli interventi volti a sostenere il reddito e a garantire l’occupazione regolare.

2.      La proroga, per tutto l’anno 2011, dell’incremento della misura dell’indennità ordinaria di disoccupazione per i lavoratori qualificati sospesi nonché per gli apprendisti (già prevista per il biennio 2009-2010 e successivamente prorogata al 31 marzo), è necessaria, in ragione della particolare congiuntura economica, per continuare a garantire ai lavoratori in questione un trattamento di sostegno al reddito equivalente a quello spettante ai lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali in deroga, assicurando pertanto il mantenimento dell’insieme degli interventi a sostegno dell’occupazione.

3.      La proroga della possibilità di adeguare le norme che disciplinano i Fondi di solidarietà dei settori non coperti dalla cassa integrazione guadagni, mediante un decreto di natura non regolamentare, e dei relativi regimi giuridici, è motivata dalla particolare congiuntura economica. La norma ha già permesso, infatti, di attivare con la necessaria tempestività efficaci misure di sostegno al reddito per i lavoratori dei settori innanzi citati fortemente colpiti dalla crisi finanziaria in atto.

 

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 25 marzo 2011
 

Ulteriore proroga di termini relativa al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. (11A04305) 
 
                                IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  
                                                      di concerto con
  
                                  IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
 
  Ulteriore proroga di termini ai sensi dell'art.  1,  comma  2,  del  decreto  legge  29   dicembre   2010,   n.   225,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10.
  Visto il decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi  urgenti in materia tributaria e di sostegno alle  imprese  e  alle  famiglie, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011,  n.  10, ed in particolare l'art. 1, commi 1, 2 e 2-bis;
  Viste le richieste pervenute  dal  Ministero  del  lavoro  e  delle politiche sociali di proroga dei termini, d'interesse, indicati nella Tabella 1 allegata al citato decreto-legge n. 225 del 2010;
  Ritenuta la  necessita'  di  procedere  all'ulteriore  proroga  dei termini di cui sopra;
  Vista la lettera prot. n. 547/Comm. Sempl. in data 24  marzo  2011, del Presidente della Commissione parlamentare per la semplificazione, di cui all'art. 14, comma 19, della legge 28 novembre 2005,  n.  246, nella quale, pur dandosi atto della  non  espressione  di  un  parere formale da parte della Commissione ai sensi dell'art. 1, comma 2-bis,
del  decreto-legge  29  dicembre  2010,  n.   225,   convertito   con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, sono riportati gli elementi del dibattito e le osservazioni emersi in Commissione;
  Ritenuto  di  recepire  le   indicazioni   del   Presidente   della Commissione parlamentare per la semplificazione;
 
                                                                      Decreta:
                                                                        Art. 1
 
  1. I termini di cui alla Tabella 1 allegata al presente decreto, di cui forma parte integrante, sono prorogati,  per  le  motivazioni  in essa riportate, al 31 dicembre 2011.
  2. Le disposizioni di cui al presente decreto hanno effetto dal  1° aprile 2011.
  Il presente decreto, previa registrazione da parte della Corte  dei conti, sara' pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica italiana.
   
 Roma, 25 marzo 2011
 
                                                                                             Il Presidente      
                                                                                      del Consiglio dei Ministri
                                                                                             Berlusconi        
        Il Ministro
dell'economia e delle finanze
         Tremonti
 
Registrato alla Corte dei conti il 31 marzo 2011
Ministeri  istituzionali,  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri,
registro n. 7, foglio n. 286

 

 

Governo: proroghe a termini in scadenza per il Ministero del Lavoro

 

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 74 del 31 marzo 2011, il DPCM 25 marzo 2011 con il quale vengono disposte proroghe, al 31 dicembre 2011, a termini riguardanti disposizioni del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. In particolare:

1.      La proroga della disposizione in materia di disciplina del lavoro occasionale di tipo accessorio è motivata dalla necessità di continuare ad assicurare, per tutto l’anno 2011, in ragione della particolare congiuntura economica, l’insieme degli interventi volti a sostenere il reddito e a garantire l’occupazione regolare.

2.      La proroga, per tutto l’anno 2011, dell’incremento della misura dell’indennità ordinaria di disoccupazione per i lavoratori qualificati sospesi nonché per gli apprendisti (già prevista per il biennio 2009-2010 e successivamente prorogata al 31 marzo), è necessaria, in ragione della particolare congiuntura economica, per continuare a garantire ai lavoratori in questione un trattamento di sostegno al reddito equivalente a quello spettante ai lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali in deroga, assicurando pertanto il mantenimento dell’insieme degli interventi a sostegno dell’occupazione.

3.      La proroga della possibilità di adeguare le norme che disciplinano i Fondi di solidarietà dei settori non coperti dalla cassa integrazione guadagni, mediante un decreto di natura non regolamentare, e dei relativi regimi giuridici, è motivata dalla particolare congiuntura economica. La norma ha già permesso, infatti, di attivare con la necessaria tempestività efficaci misure di sostegno al reddito per i lavoratori dei settori innanzi citati fortemente colpiti dalla crisi finanziaria in atto.

 

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 25 marzo 2011
 

Ulteriore proroga di termini relativa al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. (11A04305) 
 
                                IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  
                                                      di concerto con
  
                                  IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE
 
  Ulteriore proroga di termini ai sensi dell'art.  1,  comma  2,  del  decreto  legge  29   dicembre   2010,   n.   225,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10.
  Visto il decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi  urgenti in materia tributaria e di sostegno alle  imprese  e  alle  famiglie, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011,  n.  10, ed in particolare l'art. 1, commi 1, 2 e 2-bis;
  Viste le richieste pervenute  dal  Ministero  del  lavoro  e  delle politiche sociali di proroga dei termini, d'interesse, indicati nella Tabella 1 allegata al citato decreto-legge n. 225 del 2010;
  Ritenuta la  necessita'  di  procedere  all'ulteriore  proroga  dei termini di cui sopra;
  Vista la lettera prot. n. 547/Comm. Sempl. in data 24  marzo  2011, del Presidente della Commissione parlamentare per la semplificazione, di cui all'art. 14, comma 19, della legge 28 novembre 2005,  n.  246, nella quale, pur dandosi atto della  non  espressione  di  un  parere formale da parte della Commissione ai sensi dell'art. 1, comma 2-bis,
del  decreto-legge  29  dicembre  2010,  n.   225,   convertito   con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, sono riportati gli elementi del dibattito e le osservazioni emersi in Commissione;
  Ritenuto  di  recepire  le   indicazioni   del   Presidente   della Commissione parlamentare per la semplificazione;
 
                                                                      Decreta:
                                                                        Art. 1
 
  1. I termini di cui alla Tabella 1 allegata al presente decreto, di cui forma parte integrante, sono prorogati,  per  le  motivazioni  in essa riportate, al 31 dicembre 2011.
  2. Le disposizioni di cui al presente decreto hanno effetto dal  1° aprile 2011.
  Il presente decreto, previa registrazione da parte della Corte  dei conti, sara' pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica italiana.
   
 Roma, 25 marzo 2011
 
                                                                                             Il Presidente      
                                                                                      del Consiglio dei Ministri
                                                                                             Berlusconi        
        Il Ministro
dell'economia e delle finanze
         Tremonti
 
Registrato alla Corte dei conti il 31 marzo 2011
Ministeri  istituzionali,  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri,
registro n. 7, foglio n. 286

Contratti a termine. Attenti alla scadenza.

Collegato lavoro: una pessima legge per chi è stato assunto con contratti di lavoro precario di qualsiasi tipo (a termine, di lavoro somministrato o interinale, di lavoro “a progetto” ecc.).

Come evitare un gigantesco colpo di spugna che assolverà i datori di lavoro da tutti gli abusi compiuti per aggirare il diritto del lavoratore ad avere una rapporto di lavoro stabile e a tempo indeterminato.               

Nei giorni scorsi sono stati da più parti lanciati segnali di allarme circa le molte novità negative che il c.d “Collegato Lavoro” ha voluto introdurre a danno dei lavoratori, e particolarmente chiari sono stati quelli lanciati dal Prof. Alleva che, ringraziandolo, vogliamo qui richiamare perché indicano assai bene quanto questa pessima legge antisociale – sulla quale il centrodestra ha ritrovato, non per nulla, una transitoria unità – sia pericolosa per il destino di decine e centinaia di migliaia di lavoratori precari.
Ecco di cosa si tratta. Fino ad ora, ossia fino all’entrata in vigore del “collegato lavoro”, era possibile impugnare in giudizio i contratti di lavoro precario di qualsiasi tipo (a termine, di lavoro somministrato o interinale, di lavoro “a progetto” ecc.), che presentassero illegittimità formali e sostanziali e chiederne la trasformazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato, in qualsiasi tempo successivo alla data di scadenza del contratto stesso, senza pericolo di incorrere nella “tagliola” del termine di decadenza di 60 giorni previsto, fin dalla legge n. 604/1966, per la impugnazione di un normale licenziamento da un normale contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Unico limite era quello della normale prescrizione, tra l’altro neppure invocabile nel caso di nullità del termine apposto al contratto di lavoro,secondo i principi generali del nostro ordinamento che escludono la prescrizione per le azioni di nullità, anche se va detto che in questi casi la giurisprudenza individuava, in genere, nella mancata attivazione del diritto di impugnazione nell’arco di tre o quattro anni a partire dalla fine del contratto, una sorta di accettazione della sua  risoluzione per “mutuo consenso”.   

Quel che deve sapersi è che questa nuova decadenza vale per tutti i contratti, anche quelli in somministrazione, se si vuole far valere la titolarità del rapporto in capo all’utilizzatore e la stabilizzazione del rapporto con lui e che una eguale decadenza è prevista anche in caso di passaggio di azienda per impugnare la cessione del contratto.
Oltre a questa decadenza, la nuova legge, ne pone, poi, una ulteriore: decorsi i 60 giorni dalla impugnazione, essa perderà effetto se entro i successivi 270 giorni non verrà depositato il ricorso davanti al giudice. Questo può apparire un lasso di tempo sufficiente, ma può non esserlo quando risulti difficile raccogliere gli elementi necessari ad impugnare ad esempio falsi trasferimenti di rami d’azienda, o conoscere comunque tutte le circostanze utili ad una piena difesa. Ciò è tanto vero che, in precedenza, la legge consentiva, persino nel caso di licenziamento per il quale doveva esser fatta l’impugnazione nei 60 giorni, di iniziare poi la causa nell’arco dei 5 anni successivi.
Se già è grave che queste modifiche, stravolgendo addirittura principi cardine del nostro diritto, rendano d’ora in poi ai lavoratori ben più difficoltosa la tutela dei loro diritti con l’unico scopo di favorire i datori di lavoro,  ancor più grave però risulta il suo effetto su tutti i contratti passati, perché  essa finisce col realizzare una vera e propria “sanatoria generale”.

Cosa accade, infatti, per i contratti precari illegittimi già scaduti negli anni passati e comunque  prima dell’entrata in vigore del “collegato lavoro”?
il “collegato lavoro” non ha potuto, per evidenti ragioni di costituzionalità, stabilire una semplice cancellazione retroattiva del diritto di azione per l’impugnazione di rapporti precari già scaduti ed allora ha previsto, invece, che possano essere ancora impugnati, ma solo entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore. Ciò si legge nell’articolo 32 comma IV, lettere b e d. Quindi: ora o mai più.
Centinaia di migliaia i lavoratori assunti negli anni passati con contratti precari illegittimi, spesso ignari di tale illegittimità, e che avrebbero potuto liberamente nei mesi e persino negli anni futuri richiedere la loro trasformazione in contratti di lavoro a tempo indeterminato domandando al giudice la riammissione al lavoro a tempo indeterminato, perderanno, allora, definitivamente  questo loro diritto se non verranno

subito a conoscenza della illegittimità del loro contratto e se non provvederanno ad impugnarlo entro gli indicati 60 giorni.
Risulterà cioè precluso, trascorsi da adesso 60 giorni, a queste centinaia di migliaia di lavoratori di far trasformare il vecchio contratto precario illegittimo in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato valido per il passato e per il futuro e si realizzerà, così, un gigantesco colpo di spugna che assolverà i datori di lavoro da tutti gli abusi compiuti per aggirare il diritto del lavoratore ad  avere, di regola – come la legge nazionale e quella comunitaria prevedono – una rapporto di lavoro stabile e a tempo indeterminato.
Come già è stato evidenziato dal Prof. Alleva, questo gigantesco colpo di spugna nascosto tra le pieghe della legge ha, nell’insieme, ottime possibilità di riuscita, ma potrà trasformarsi in un boomerang per il padronato se tutti i militanti sindacali, a qualsiasi organizzazione appartengano, sapranno chiamare a raccolta tutti coloro che sono stati titolari di rapporti precari, e spedire subito, senza guardare per il sottile, una raccomandata di impugnazione dell’illegittimità del contratto precario e di richiesta di trasformazione a tempo indeterminato.
Poi, nei 270 giorni successivi, si faranno analizzare i contratti stessi da esperti che individueranno esattamente le illegittimità, perché tutti gli avvocati lavoristi sanno che una parte rilevante dei contratti precari è illegittimo e perfettamente trasformabile in rapporti a tempo indeterminato.
Basta che adesso i precari senza perder tempo, con il vecchio contratto precario scaduto in mano,  scrivano e spediscano la lettera di impugnazione che deve partire nei prossimi 60 giorni.
La CUB come sempre é pronta e presso le nostre strutture gli iscritti e i lavoratori in genere potranno ricevere l’assistenza di cui necessitano per un approfondito esame

della loro situazione e per la promozione di una vertenza giudiziaria.
Alle strutture, ai delegati di Cub spetta il compito di pubblicizzare con ogni mezzo quanto abbiamo qui spiegato, e poi di organizzare la raccolta delle firme e la spedizione delle raccomandate.

Precari della scuola. Concessa la disoccupazione ordinaria

Pienamente operativi gli strumenti di sostegno per i precari della scuola

A seguito della Convenzione tra Miur, Inps e Ministero del lavoro e del Decreto Legge n. 134 del 2009, l’Istituto ha emanato la circolare che definisce gli aspetti operativi che consentono di erogare i benefici a favore degli insegnanti e del personale precario della scuola. I soggetti interessati sono docenti, amministrativi, tecnici e ausiliari delle Istituzioni scolastiche, già titolari di un contratto di supplenza annuale o sino al termine delle attività didattiche nell’anno scolastico 2008/2009, che non otterranno un analogo nuovo contratto nell’anno scolastico 2009/2010.
La novità più importante consiste nel pagamento agli interessati dell’indennità di disoccupazione ordinaria anziché di quella con i requisiti ridotti. L’indennità viene corrisposta per un massimo di 8 mesi al lavoratore disoccupato con età inferiore ai 50 anni; per il disoccupato ultracinquantenne, l’indennità può essere corrisposta fino a 12 mesi, ed in entrambe le ipotesi spetta nelle seguenti percentuali:
 
• per i primi 6 mesi, il 60% della retribuzione media degli ultimi tre mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
• per i 2 mesi successivi, il 50% della retribuzione media degli ultimi tre mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
• per i restanti mesi, il 40% della retribuzione media degli ultimi tre mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

Per beneficiare della prestazione, il lavoratore della scuola deve sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o ad un percorso di riqualificazione professionale (D.I.D.), utilizzando l’apposito campo del modello di domanda  MODELLO DS21 disponibile  per l’invio telematico presso le nostre sedi.

Tutte le modalità operative che coinvolgono direttamente anche le singole Istituzioni scolastiche sono contenute nella circolare  CICRCOLARE n. 125 del 16-12-2009 ed allegato 1