Part-Time e lavoro supplementare. Possibile la trasformazione a tempo pieno

La Corte di cassazione, con sentenza n. 11905 depositata il 30 maggio 2011, ha respinto il ricorso presentato da un datore di lavoro avverso la decisione con cui la Corte di appello di Genova aveva accertato la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo pieno relativamente ad un contratto di lavoro formalmente instaurato a part-time.

Secondo la Corte – “il rapporto a tempo parziale si trasforma in rapporto a tempo pieno per fatti concludenti, in relazione alla prestazione lavorativa resa, costantemente, secondo l’orario normale, o addirittura con orario superiore”. Ed il comportamento negoziale concludente nel senso di modificare stabilmente l’orario di lavoro – si legge nel testo della decisione – “è conseguente all’accertamento che la prestazione eccedente quella inizialmente concordata – resa in modo continuativo secondo modalità orarie proprie del lavoro a tempo pieno, o addirittura con il superamento dell’orario normale – non risponda ad alcuna specifica esigenza di organizzazione del servizio, idonea a giustificare, secondo le previsioni della contrattazione collettiva, l’assegnazione di ore ulteriori rispetto a quelle negozialmente pattuite”.

In tale contesto, la libertà del lavoratore di rifiutare la prestazione oltre l’orario del part time è del tutto ininfluente in quanto “l’effettuazione in concreto delle prestazioni richieste, con la continuità risultante dalle buste paga, ha evidenziato l’accettazione della nuova regolamentazione, con ogni conseguente effetto obbligatorio”.

Lavoratori part-time in cig o mobilità. Proroga del lavoro accessorio

Parlamento: il lavoro accessorio per i titolari di sostegno del reddito ed i part–time

 

L’art. 1 della legge n. 10/2011 che ha convertito, con modificazioni, il D.L. n. 225/2010 è intervenuta anche su due istituti introdotti in via sperimentale nel lavoro accessorio. Si tratta delle ipotesi contenute nell’ultimo periodo del comma 1 e nel comma 1-bis del D.L.vo n. 276/2003. Entrambe (richiamate dalla tabella allegata n. 1), con scadenza, al 31 dicembre 2010 sono state prorogate fino al 31 marzo p.v., con possibilità di un’ulteriore proroga fino al successivo 31 dicembre rimandata ad un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri “concertato” con quello dell’Economia.
Le due ipotesi sono:

a.       Le attività di natura occasionale rese nell’ambito di qualsiasi settore produttivo da parte di prestatori di lavoro titolari di contratto a tempo parziale, con esclusione della possibilità di utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale;

b.       Le attività accessorie rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli Enti locali, e nel limite massimo di 3.000 euro per anno solare , da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito, compatibilmente con quanto stabilito dall’art. 19, comma 10, della legge n. 2/2009, con sottrazione da parte dell’INPS, dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito, degli accrediti contributivi derivanti dalla prestazione di lavoro accessorio.

Part-time verticale e trattamento pensionistico. La Corte di Giustizia Europea rileva la discriminazione.

La Corte Europea di Giustizia, con sentenza C-395/08 e C-396/08, ha affermato che la disciplina italiana sul trattamento pensionistico prevista per i lavoratori a tempo parziale di tipo verticale ciclico è sfavorita rispetto a quelle concernenti gli altri lavoratori. Secondo la Corte, il principio di non discriminazione scaturente dalla Direttiva n. 97/81, che l’Italia ha fatto propria con il D.L.vo n. 61/2000 fa sì che l’anzianità contributiva necessaria per l’individuazione della data relativa al diritto della pensione debba essere calcolata, per chi è a tempo parziale, come se avesse lavorato a tempo pieno. Da ciò discende che debbano essere prese in considerazione, in via integrale, anche periodi di non lavoro.

LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA 10-06-10

Decreto Legislativo n. 61-2000

Direttiva Comunitaria 15 dicembre 1997 n. 97-81

Part-time e clausole elastiche

Con sentenza n. 1721 del 23 gennaio 2009, la Cassazione ha affermato che le clausole elastiche, che consentono al datore di lavoro di richiedere a comando la prestazione lavorativa dedotta in un contratto part-time, sono illegittime se le parti concordano per un orario giornaliero inferiore a  quello ordinario, di tale orario deve essere determinata la collocazione nell’arco della giornata; se l’attività debba svolgersi solo in alcuni giorni della settimana o del mese, anche la distribuzione di tali giornate lavorative va previamente stabilita.

CASSAZIONE Sentenza n. 1721 del 23 gennaio 2009

Part-time e lavoro supplementare.

Non possono considerarsi idonee, al fine di consentire la deroga al divieto di lavoro supplementare oltre l’orario di lavoro concordato, le clausole di contratti collettivi di lavoro (nazionali o aziendali) che del tutto genericamente si limitino a ripetere il dettato della legge senza specificare le specifiche esigenze aziendali che legittimano il ricorso al lavoro supplementare, oppure genericamente autorizzino il lavoro supplementare in taluni periodi dell’anno; simili clausole non cessano di essere invalide per il fatto di prevedere il consenso del lavoratore o stabilire limiti quantitativi.

SENTENZA CORTE DI CASSAZIONE Sezione Lavoro 14-9-09 n. 19771

Ciampino (Roma). La FLAICA vince la causa sul part-time.

L’orario del dipendente part-time  non  può essere modificato senza il consenso del lavoratore.

E’ il principio ribadito dal tribunale di Velletri che ha dato ragione alla Flaica Regionale del Lazio che, a differenza della CGIL, non aveva firmato l’accordo con l’azienda e si era opposta alla  variazione dell’ orario imposta alle lvoratrici. Addirittura, le rappresentanti sindacali  erano  state punite disciplinarmente per non aver ottemperato all’ordine di servizio.

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