Riduzione orario di lavoro. Necessario il consenso del lavoratore

Cassazione: volontà del lavoratore nella riduzione di orario

Con sentenza n. 16089 del 14 luglio 2014, la Cassazione ha affermato che la regola secondo la quale gli accordi collettivi sono applicabili a tutti i lavoratori dell’azienda, sebbene non iscritti alle organizzazioni sindacali stipulanti, non vale nell’ipotesi di trasformazione dell’orario di lavoro da tempo pieno a tempo a Continua a leggere

Soci lavoratori. Diritto all’integrità della prestazione

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha risposto ad un  quesito della D.T.L. di Piacenza, in merito alla stabilità dell’orario di lavoro dei soci di cooperative di produzione e lavoro.

 Il sunto della risposta ministeriale:

 ”In conclusione, si ritiene che le società cooperative di produzione e lavoro, come ogni altra impresa, debbano garantire ai proprio soci lavoratori, con cui abbiano instaurato un rapporto di lavoro subordinato, l’effettivo svolgimento dell’orario di lavoro pattuito all’atto dell’assunzione, salvo accordi collettivi che introducano un orario di lavoro multiperiodale o oggettive situazioni di crisi aziendale deliberate dall’assemblea e risultanti da una riduzione del fatturato”. 

LA RISPOSTA DEL MINISTERO

Riposo settimanale. Mai più di domenica.

Riposi settimanali – coincidenza con la domenica

 

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con interpello n. 26 del 27 giugno 2011, ha cancellato ogni dubbio  in merito alla disciplina dei riposi settimanali di cui all’art. 9 del D.L. n. 66/2003.
In particolare, Il Ministero chiarisce definitivamente  che, ai sensi della disposizione normativa citata, sia possibile fruire del riposo settimanale “in un giorno diverso dalla domenica“, ogni qualvolta specifiche esigenze dell’azienda di carattere tecnico – organizzativo e produttivo richiedano la predisposizione di uno o più turni di lavoro da espletarsi anche in tale giornata.

  La risposta in sintesi:

 ”…In linea con le argomentazioni sopra sostenute e in risposta al quesito avanzato, si ritiene pertanto, che nell’ipotesi in cui l’azienda adotti un modello di lavoro a turni, finalizzato ad assicurare la continuità della produzione, sia possibile per il personale coinvolto nel sistema di turnazione (compreso il personale addetto allo svolgimento di lavori preparatori, complementari o la cui presenza è obbligatoria per legge) fruire del riposo settimanale in un giorno diverso dalla domenica a prescindere dal tipo di lavorazione effettuata. Resta evidentemente fermo l’obbligo di rispettare il comma 1 del citato art. 9, secondo il quale il riposo settimanale va comunque goduto ogni sette giorni, va cumulato con le ore di riposo giornaliero e può essere calcolato “come media in un periodo non superiore a 14 giorni“.”

E’ la prova che nel sistema c’è ormai una sola centralità: l’impresa e la precedenza  al profitto sui valori della società.

La domenica serviva per appagare la fede,  andando in chiesa; per educare i figli al sentimento della famiglia; per  essere vicini ai parenti  ammalati in un giorno di simbolica festa….. NON VALE PIU?

Sicuro che così, parlando di giovani e futuro, si va verso una società migliore?

L’INTERPELLO

Permessi r.o.l. in gestione libera.

Min.Lavoro: nota sul mancato godimento/pagamento dei permessi per riduzione orario di lavoro

 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato, in data 3 giugno 2011, la nota circolare prot. 25/Segr/0009044, con la quale fornisce precisazioni in merito al mancato godimento/pagamento dei permessi per riduzione orario di lavoro. In particolare, la nota ministeriale, pone in evidenza la possibilità di far disciplinare la materia non solo dalle clausole contrattuali di livello nazionale ma anche dalla contrattazione collettiva di tipo aziendale o direttamente dalla contrattazione individuale, ciò al fine di rendere lo strumento maggiormente aderente e conforme alle esigenze dei diversi contesti economico-sociali in cui sono inseriti i lavoratori. 

LA NOTA DEL MINISTERO DEL LAVORO

Part-Time e lavoro supplementare. Possibile la trasformazione a tempo pieno

La Corte di cassazione, con sentenza n. 11905 depositata il 30 maggio 2011, ha respinto il ricorso presentato da un datore di lavoro avverso la decisione con cui la Corte di appello di Genova aveva accertato la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo pieno relativamente ad un contratto di lavoro formalmente instaurato a part-time.

Secondo la Corte – “il rapporto a tempo parziale si trasforma in rapporto a tempo pieno per fatti concludenti, in relazione alla prestazione lavorativa resa, costantemente, secondo l’orario normale, o addirittura con orario superiore”. Ed il comportamento negoziale concludente nel senso di modificare stabilmente l’orario di lavoro – si legge nel testo della decisione – “è conseguente all’accertamento che la prestazione eccedente quella inizialmente concordata – resa in modo continuativo secondo modalità orarie proprie del lavoro a tempo pieno, o addirittura con il superamento dell’orario normale – non risponda ad alcuna specifica esigenza di organizzazione del servizio, idonea a giustificare, secondo le previsioni della contrattazione collettiva, l’assegnazione di ore ulteriori rispetto a quelle negozialmente pattuite”.

In tale contesto, la libertà del lavoratore di rifiutare la prestazione oltre l’orario del part time è del tutto ininfluente in quanto “l’effettuazione in concreto delle prestazioni richieste, con la continuità risultante dalle buste paga, ha evidenziato l’accettazione della nuova regolamentazione, con ogni conseguente effetto obbligatorio”.

Festività del 17 marzo. Il Parlamento chiarisce.

Parlamento: differenze tra lavoro privato e pubblico per la festività del 17 marzo 2011

 

Il Parlamento ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 92 del 21 aprile 2011, la legge di conversione 21 aprile 2011, n. 47, con modificazioni, del decreto-legge 22 febbraio 2011, n. 5 (in Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 44 del 23 febbraio 2011), recante: «Disposizioni per la festa nazionale del 17 marzo 2011».

Le modificazioni riguardano il fatto che viene previsto un distinguo tra lavoro privato e lavoro pubblico:

- lavoro privato: per la festività soppressa del 4 novembre o per una delle altre festività tuttora soppresse ai sensi della legge 5 marzo 1977, n. 54, non si applicano a una di tali ricorrenze ma, in sostituzione, alla festa nazionale per il 150º anniversario dell’Unita’ d’Italia proclamata per il 17 marzo 2011.

- lavoro pubblico: sono ridotte a tre le giornate di riposo riconosciute dall’articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1977, n. 937, e, in base a tale disposizione, dai contratti e accordi collettivi.
 

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 22 febbraio 2011 , n. 5
 

Testo del decreto-legge 22 febbraio 2011, n. 5 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 44 del 23 febbraio  2011),  coordinato  con  la legge di conversione 21 aprile 2011, n. 47 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 1), recante: «Disposizioni per la festa nazionale del 17 marzo 2011». (11A05291) 
 
Avvertenza:
    Il testo coordinato qui pubblicato e' stato redatto dal Ministero della giustizia ai sensi dell'art. 11, comma 1 del testo unico  delle  disposizioni sulla promulgazione  delle  leggi,  sull'emanazione  dei
decreti  del  Presidente  della  Repubblica  e  sulle   pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, nonche' dell'art. 10, commi 2 e 3, del medesimo  testo unico, al solo fine di facilitare la lettura sia  delle  disposizioni del decreto-legge, integrate con le modifiche apportate  dalla  legge di conversione, che di quelle modificate o  richiamate  nel  decreto,
trascritte nelle note. Restano  invariati  il  valore  e  l'efficacia degli atti legislativi qui riportati.
    Le modifiche apportate dalla legge di conversione  sono  stampate con caratteri corsivi.
    Tali modifiche sul video sono riportate tra i segni ((...))
    A norma dell'art. 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della  Presidenza del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate  dalla  legge  di
conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della  sua pubblicazione.
 
                                                                  Art. 1
 
  1. Limitatamente all'anno 2011, il giorno 17 marzo  e'  considerato giorno festivo ai sensi degli articoli 2 e 4 della  legge  27  maggio 1949, n. 260.
  2. Al fine di evitare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e delle imprese private, derivanti da  quanto  disposto  nel comma 1, per il solo anno 2011 gli effetti economici e  gli  istituti
giuridici e contrattuali previsti (( per la festivita' soppressa  del 4 novembre o per una delle  altre  festivita'  tuttora  soppresse  ai sensi della legge 5 marzo 1977, n. 54, non si applicano a una di tali
ricorrenze ma, in sostituzione, alla  festa  nazionale  per  il  150º anniversario dell'Unita' d'Italia proclamata per  il  17  marzo  2011 mentre, con riguardo al  lavoro  pubblico,  sono  ridotte  a  tre  le
giornate di riposo riconosciute dall'articolo 1, comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1977, n. 937, e, in base a tale disposizione, dai contratti e accordi collettivi.))
  3. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
 
          
                                                               Art. 2
 
  1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione
in legge.

Tempo per indossare la tuta. E’ lavoro? La Cassazione oscilla.

 Tempo per la vestizione e mancata retribuzione

 

Con sentenza n. 8063 dell’8 aprile 2011, la Cassazione ha affermato che sono legittime le clausole dei contratti collettivi di lavoro che prevedono la mancata retribuzione per il tempo che il lavoratore dedica alla “vestizione”.

La Suprema Corte ha evidenziato che la clausola contrattuale ha un carattere “meramente ordinatorio o regolativo ed assolve a fini eminentemente pratici, validi nella generalità dei casi” – “in particolare, ove sia data la facoltà al lavoratore di scegliere il tempo ed il luogo ove indossare la divisa stessa (anche a casa), la relativa attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa e come tale , non deve essere retribuita”.
Se viceversa, “tale operazione è diretta dal datore di lavoro che ne disciplina il tempo e il luogo di esecuzione, allora si rientra nel tempo di “lavoro effettivo” e spetta la retribuzione”.

Tempo di vestizione in azienda. E’ orario di lavoro.

Indossare la tuta da lavoro in azienda, seguendo le modalità impartite dal datore, fa parte del tempo lavorativo e pertanto va pagato.

La Cassazione, con sentenza n° 19358 del 10 settembre 2010 ha dato ragione ai lavoratori, operai e impiegati, che indossano la tuta nello spogliatoio aziendale: “il tempo necessario a cambiarsi deve essere pagato perché viene usato a vantaggio del datore ove non sia data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa stessa.

Secondo i supremi giudici «Se è data facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa (anche presso la propria abitazione prima di recarsi al lavoro), la relativa attività – spiega la Suprema Corte – fa parte degli atti di diligenza preparatori allo svolgimento dell’attività lavorativa, e come tale non deve essere retribuita».

Invece, prosegue la Cassazione con la sentenza 19358, «se tale operazione è diretta dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo e il luogo di esecuzione, rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa.

 La sentenza conferma il precedente orientamento della Corte.

CASSAZIONE SENTENZA n. 20179 del 27-7-2008   

 Cassazione Sentenza n° 19358 – 2010

Lavoro straordinario. Quando è detassabile.

Agenzia Entrate: imposta sostitutiva del 10% su lavoro straordinario

 

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 47/E del 27 settembre 2010, ha fornito alcuni chiarimenti circa la risoluzione n. 83/2010 con la quale non si è inteso ricondurre nell’ambito dell’agevolazione il lavoro straordinario in quanto tale ma ha chiarito che risulta agevolabile il lavoro straordinario in quanto correlato a parametri di produttività.

 

 

CIRCOLARE N. 47E  DEL 27 SETTEMBRE 2010    Circolare Congiunta Min. Lav. e  Ag. Entr. n. 134950-10