Dimissioni telematiche. Il socio lavoratore deve prima dimettersi dalla Cooperativa.

Premesso che tra il socio lavoratore e la società cooperativa si instaurano due distinti rapporti giuridici, quello associativo e quello di lavoro; il primo è regolato dalle relative norme del codice civile, il secondo dalle norme afferenti al rapporto di lavoro, tra cui la L. n. 142 del 2001 finalizzata a tutelare la posizione del socio lavoratore.  Vista l’intima connessione dei due rapporti, la previsione di cui al secondo comma dell’art. 5 della legge n. 142/2001 va intesa nel senso che, in seguito al recesso da socio, il lavoratore dovrà effettuare la trasmissione telematica delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali. Continua a leggere

Dimissioni. Finisce l’era di quelle in bianco.

Dal  18 luglio obbligatoria la convalida per rendere effettive le dimissioni

 Dal  18 luglio 2012 è operativa la norma relativa alla convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali per tutti i lavoratori e le lavoratrici, prevista dalla Legge n. 92/2012 (Riforma del mercato del lavoro).

Le procedure previste sono 2:

 

1. Convalida presso la Direzione territoriale del lavoro competente per territorio per:

- la lavoratrice durante il periodo di gravidanza

- la lavoratrice ed il lavoratore durante i primi 3 anni di vita del bambino

- la lavoratrice ed il lavoratore durante i primi 3 anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento

 

comma 4, dell’articolo 55, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151

La risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni decorrenti dalle comunicazioni di cui all’articolo 54, comma 9, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio. A detta convalida e’ sospensivamente condizionata l’efficacia della risoluzione del rapporto di lavoro

 

2. Per tutti gli altri lavoratori e lavoratrici:

- tramite apposizione della firma del lavoratore/trice sulla ricevuta al modello di cessazione inviato, tramite l’UniLav, al Centro per l’Impiego

- tramite convalida presso la Direzione territoriale del lavoro o il Centro per l’Impiego competente per territorio

 

stralcio dei commi 17 e 18, dell’articolo 4, Legge n. 92/2012

17. …. l’efficacia delle dimissioni della lavoratrice o del lavoratore e della risoluzione consensuale del rapporto è sospensivamente condizionata alla convalida effettuata presso la Direzione territoriale del lavoro o il Centro per l’impiego territorialmente competenti, ovvero presso le sedi individuate dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.

18. In alternativa alla procedura di cui al comma 17, l’efficacia delle dimissioni della lavoratrice o del lavoratore e della risoluzione consensuale del rapporto è sospensivamente condizionata alla sottoscrizione di apposita dichiarazione della lavoratrice o del lavoratore apposta in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro….

La dimissione o la risoluzione consensuale è sospensivamente condizionata ad una delle procedure di convalida sopra indicate.

LA NUOVA DISCIPLINA DELLE DIMISSIONI        La Circolare Ministeriale n. 18 del 18 luglio 2012

Dimissioni per giusta causa. Diritto al ripristino della mobilità.

L’Inps con messaggio nr. 25942 dello scorso 12 novembre 2009 ha affermato che il lavoratore dimessosi per giusta causa, ha il diritto ad essere iscritto nelle liste di mobilità e quindi, di godere della relativa indennità.

Il caso ha riguardato una lavoratrice che percepiva l’indennità di mobilità e, a seguito dell’instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato è stata fatta decadere dell’indennità come previsto dalla legge.  

Nel nuovo posto di lavoro, dopo qualche mese, il datore di lavoro non ha più provveduto a pagare le retribuzioni dovute. La stessa ha chiesto per iscritto al datore di lavoro di pagarle le retribuzioni dovute ed ha fatto la segnalazione all’Ispettorato del lavoro.  Quindi la lavoratrice, perdurando l’inadempienza del datore, si è dimessa per giusta causa  senza avere maturato i requisiti previsti dall’art. 16, comma 1, della legge n. 223/1991 tornando a chiedere di percepire l’indennità di mobilità residua.

Nel messaggio, si osserva che “le dimissioni per giusta causa determinate, dal mancato pagamento della retribuzione, in base alla sentenza della Corte Costituzionale n. 269 del 17-24 giugno 2009, comportano un’interruzione involontaria del rapporto di lavoro in quanto addebitabile al comportamento del datore di lavoro”. Tale circostanza, riferita al caso in esame, consente, la reiscrizione del lavoratore nelle liste regionali di mobilità.

Pertanto, anche in considerazione di precedenti circolari dell’istituto ( circolare n.97 e n.163 del 2003) in materia di dimissioni per giusta causa, la lavoratrice, qualora risulti ancora in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente per la concessione dell’indennità di mobilità, potrà beneficiare di quanto previsto dal comma 6 dell’art.2 della legge 19 luglio 1994, n.451.

Infatti, l’art. 2 comma 6 della legge 451/94 dispone che:

“Il lavoratore in mobilità assunto da una impresa, ove venga da questa licenziato senza aver maturato i requisiti temporali previsti dall’articolo 16, comma 1, legge n. 223/91, é reiscritto nelle liste di mobilità ed ha diritto ad usufruire della relativa indennità per un periodo corrispondente alla parte residua non goduta decurtata del periodo di attività lavorativa prestata”.