AMIANTO. “Conflitto di coscienza” e riparazione parziale.

amiantoPensione di inabilità per soggetti affetti da malattie, di origine professionale, derivanti da esposizioni all’amianto.

Domande entro il 31 marzo.

L’INPS ha emanato, in congiunta con l’INAIL, la circolare n. 7 del 19 gennaio 2018, con la quale fornisce le istruzioni per il riconoscimento della pensione di inabilità in favore dei soggetti affetti da particolari patologie di origine professionale e per il pagamento delle indennità di fine servizio.

Ricordiamo che  La legge 257, con la quale tra l’altro si riconosceva un “risarcimento” previdenziale ai lavoratori esposti all’amianto, era stata emanata del 1992.

Già nei primi anni di applicazione si erano manifestate 2 dinamiche contrapposte: da una parte, Confindustria, partiti ad essa sensibili, INPS e INAIL hanno cercato di ridimensionare la sua portata; dall’altra,  associazioni di esposti all’amianto, settori di sindacato e parlamentari attenti a questo grave problema hanno operato per estendere i riconoscimenti  là dove la 257 aveva dei limiti: criteri garantisti ed equi per determinare l’esposizione, estensione del riconoscimento anche ai  lavoratori esposti  per meno di 10 anni, applicazione della norma a chi si era dimesso prima del 1992.

Nonostante l’impegno del  movimento dei lavoratori esposti, Negli ultimi anni la legislazione era  peggiorata nettamente con l’introduzione di criteri del tutto restrittivi per il riconoscimento dell’esposizione (le 100 fibre/ litro come media annua calcolata su 8 ore /giorno), il coefficiente moltiplicatore è stato tagliato da 1,5 a 1,25 e reso valido solo ai fini della determinazione dell’importo della pensione, non della maturazione del diritto di accesso (monetizzazione);.

Infine,  è stato stabilito il termine ultimo della presentazione delle domande al 15 giugno 2005: una pietra tombale, una soluzione che invece di risolvere il dramma ne cancellava  la manifestazione.

Ora, assistiamo ad un parziale pentimento, una specie di riparazione. M

Meglio tardi che mai, meglio questo che niente.