DALLA CUB VOGLIAMO CHIAREZZA.

Riceviamo,  da  Stefania Ovidi, storica dirigente della FlaicaLazio di Ciampino:PARTITO COMUNISTA

“Ma che c’entra Rizzo del partito comunista in uno sciopero dei lavoratori e soprattutto di un’organizzazione sindacale come la FLAICA CUB  le cui basi dello statuto si fondano per essere un’organizzazione sindacale del tutto apolitica e senza colori e senza bandiere…
Per tanto mi dissocio completamente da chi ha voluto far intervenire tale politico ad uno sciopero indetto dai lavoratori…
o come usano fare altre organizzazioni sindacali dove hanno impronte politiche…
Noi NO!
Rispetto x tutte le ideologie politiche ma i lavoratori non dovrebbero avere ne’ colore
ne impronta politica!!!”

LE NOSTRE CONSIDERAZIONI

Cara Stefania, rispondo a te e tutti quelli che il 27 ottobre hanno avuto la stessa sorpresa, compreso me.
Tu ricordi che nel 2009, contestando i Congressi farsa della Flaica Uniti CUB nazionale, abbiamo costituito insieme la FlaicaLazio , con la sua autonomia, come si conviene ad una Struttura sindacale veramente di base.
Allora, abbiamo  scelto di restare nella C.U.B. e, da ultimo, come FlaicaLazio, anche se con un compromesso formale, abbiamo partecipato a pieno titolo all’Assemblea Nazionale di Milano, tenuta a luglio 2016.
La CUB è casa nostra, non foss’altro per i tanti mattoni portati alla sua costruzione durante i circa 25 anni passati, sotto la guida illuminata ed il pensiero ispiratore  di Piergiorgio Tiboni.
Rilevo che. a pochi mesi dalla scomparsa di Piergiorgio Tiboni, la CUB sta cambiando pelle. Mentre tutti dichiarano di agire nel solco culturale del suo fondatore, alcune considerazioni ci inducono a pensare che il “nuovo corso” abbia perso la bussola e navighi a vista.
Anzi, vedo una pericolosa deriva.
Chi mi conosce sa che non tendo a interpretare i sospetti, .ma a dare significato a ciò che accade.
Affiorano nella CUB  segnali di integralismo partitico e quello che è successo a Roma il 27 ottobre sembra confermarlo.
Chi ha permesso che in una manifestazione sindacale della CUB, durante lo sciopero generale, le bandiere di un partito politico prevalessero su quelle del sindacato ed il segretario dello stesso partito utilizzasse la platea per fare un comizio?
Non è un difetto avere una visione comune dei problemi sociali, ma ad ognuno il suo palcoscenico. Chi mi conosce sa che non faccio politica e rispetto tutte le idee, ma, così, hai voglia a dire che la CUB è distante dalla politica dei partiti.
Con Tiboni non era mai successo. A Roma, il 27 ottobre, non solo è stata offesa la sua memoria, ma è stato fatto un grande errore, perché la protesta sindacale ha ceduto la ribalta al protagonismo di un partito.
Come pure  la scelta di dividere il fronte sindacale alternativo è sintomo di insinuante settarismo.
Anche i più ingenui sanno che quanto ci si divide si ha già perso e per dare prospettive alla protesta di classe serve almeno la mobilitazione unitaria.
Si tratta di concetti elementari, che possono essere contesi solo da chi ha come obiettivo una vacua rendita di posizione o, peggio, altri scopi.
Questa volta, sono testimone, lo sciopero unitario non lo ha voluto la CUB, accampando pretesti banali, dividendo gli altri tra buoni e cattivi, con l’ingiusta pretesa di giudicare scelte di politica sindacale interne alle singole Organizzazioni, che possono essere condivisibili o meno, ma hanno certamente il diritto ad avere rispetto.
Nel tempo peggiore della questione sociale italiana, la CUB, dividendo il fronte antagonista, ha fatto torto a se stessa, indebolendo  la rivendicazione, ma  anche spostando l’attenzione dai problemi reali alla  concorrenza interna al sindacalismo di base.
Ci  ha ricordato, così,  la metafora dei polli di Renzo.
Tiboni, che pure non ha mai ceduto sul piano della  faziosità e  fanatismo ad alcuna  Sigla, avrebbe fatto di tutto per dare valore unitario allo sciopero generale, magari mediando sulla data.
Inoltre, negli ultimi tempi, nella CUB, abbiamo notato qualche tendenza al verticismo organizzativo, un altro veleno che minaccia  l’esistenza del sindacato alternativo.
Infatti, il “nuovo corso” si appresta, con delle non meglio precisate “Commissioni di verifica”, ad indagare le Strutture di base nei territori.
Una parodia pericolosa, che invece di ricucire il tessuto associativo finirà per logorarlo.
Sarebbe bene che le aspirazioni leaderistiche si coltivassero nell’impegno lavorativo invece che nella ricerca di facili rendite.
Tiboni, diceva che la CUB non ha bisogno di Organi di disciplina o di controllo (Statuto docet), perché le Strutture sindacali sul territorio e nei luoghi di lavoro si autoregolano con il sentire comune e la partecipazione associativa.
La gestione e la rappresentanza delle Strutture di base appartengono alla loro democrazia non a quella degli apparati sovrastanti.
Egli, come me, veniva dall’esperienza confederale nella quale il Collegio dei Probiviri ed il Collegio Sindacale servono agli apparati di potere per reprimere chi non si allinea.
Stefania, mi auguro di avere torto o le allucinazioni, diversamente dovremo riflettere su come collegare il nostro impegno sindacale alle attese di chi ci conferisce fiducia.
Se obbligati, lo faremo, come sempre, con le regole della democrazia, che non si disgiungono dai valori di riferimento.
I nostri valori sono sempre gli stessi, quelli che ci ha insegnato Piergiorgio Tiboni.
Per Tiboni, il sindacato alternativo si fonda sul pluralismo delle idee, sull’autonomia dai partiti e dai padroni, sull’unità interna per fini comuni e sul rifiuto della democrazia degli apparati in antitesi alla rappresentanza diretta delle istanze di base.
Un abbraccio.
Amedeo Rossi