Lavoro accessorio e appalti. Una spruzzata di cipria.

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2017 il Decreto Legge n. 25 del 17 marzo 2017, con il quale il Governo ha voluto abrogare le disposizioni in materia di lavoro accessorio, nonché intervenire in merito alla responsabilità solidale negli appalti Continua a leggere

Contratti di lavoro. Nuova disciplina. Pubblicato il decreto.

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sul Supplemento Ordinario n. 34 della Gazzetta Ufficiale n. 144 del 24 giugno 2015, il Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81pdf_icon con la disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, in attuazione dell’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.

Il Decreto entra in vigore dal 25 giugno 2015.

Somministrazione irregolare. Assunzione e risarcimento

Cassazione: limite al risarcimento anche per la somministrazione irregolare, ma conferma del rapporto con il committente.

Con sentenza n. 18046 del 20 agosto 2014, la Cassazione ha confermato l’applicazione, in materia di risarcimenti, delle regole del contratto a termine anche in caso di somministrazione irregolare. Continua a leggere

Lavoro a progetto. Le regole dei call center.

 

call center per attività scientifica e di ricerca e contratto a progetto

 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la lettera circolare prot. n. 12693 del 12 luglio 2013, fornisce ulteriori chiarimenti in merito alla corretta interpretazione della disciplina del contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto nel settore dei call-center.

In particolare, il Ministero evidenzia che l’articolo 61, comma 1, del Decreto Legislativo n. 276/2003 non trova applicazione, anche con riferimento alla sussistenza di uno specifico progetto, nelle ipotesi di “attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call-center outbound per le quali il ricorso ai contratti di collaborazione a progetto è consentito sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento, a prescindere dal requisito dimensionale dell’azienda.

La semplificazione, introdotta dal legislatore nell’ambito dei call-center, consente l’impiego di personale con contratti di collaborazione in una molteplicità di “attività di servizi”, tra cui risultano annoverabili anche le attività di ricerche di mercato, statistiche e scientifiche, indipendentemente da una contestuale “vendita” di prodotti o di servizi.

    la lettera circolare prot. n. 12693 del 12 luglio 2013

Lavoro accessorio. Se abusato, il rapporto si trasforma.

 Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha risposto ad un quesito della DTL di Modena in merito alla irrogazione della c.d. “maxi sanzione” per lavoro “nero” nei confronti degli utilizzatori di prestazioni di lavoro accessorio che, in relazione a talune giornate di lavoro, non utilizzino voucher per retribuire il personale impiegato.

La mancata remunerazione di alcune giornate di lavoro, in presenza della comunicazione preventiva all’Inps/Inail, non potrà dare luogo all’irrogazione della “maxi sanzione. In detti casi, comunque, il Ministero chiarisce che è necessario operare una “trasformazione” del rapporto in quella che costituisce la “forma comune di rapporto di lavoro”, ossia il rapporto di natura subordinata a tempo indeterminato, con applicazione delle relative sanzioni civili e amministrative, esclusivamente in relazione a quelle prestazioni rese nei confronti di una impresa o di un lavoratore autonomo.

   la nota del Ministero del Lavoro

 

Contratto a termine e di somministrazione. Diversi, ma sempre precari!

Corte Europea di Giustizia: regole diverse per il contratto a termine e per quello di somministrazione

 La Corte Europea di Giustizia, con sentenza dell’11 aprile 2013 – C/290/2012, ha affermato che il contratto di lavoro a tempo determinato e quello di somministrazione sono regolamentati da disposizioni diverse, sicché non è possibile applicare al secondo i principi fissati dalla Direttiva CE n. 70/1999, con particolare riferimento alla disciplina delle proroghe.

La Corte, è intervenuta su richiesta del Tribunale di Napoli, precisando che tale esclusione vale sia per il contratto commerciale tra le due imprese contraenti, che per il rapporto di lavoro tra l’Agenzia ed il lavoratore.

Il lavoro tramite Agenzia è regolamentato dalla Direttiva CE n. 104/2008 che è finalizzata alla promozione del lavoro somministrato, inteso come forma particolarmente agevole per un inserimento lavorativo.

 

Lavoro interinale. Contro gli abusi qualcosa si muove.

Contratto di somministrazione e causale generica
 

La generica causale che richiama il contratto collettivo nazionale, inserita nel contratto di fornitura di lavoro temporaneo, rende quest’ultimo contratto nullo, con la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato in capo all’utilizzatore.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza del­la Sezione lavoro n. 11411 depo­sitata il 13 Maggio scorso.

La pronuncia ha co­sì respinto il ricorso presenta­to da Poste italiane contro la decisione della Corte d’appel­lo di Milano che aveva dispo­sto l’assunzione di un lavorato­re inizialmente ingaggiato con un contratto di lavoro tem­poraneo. La società aveva sot­tolineato, tra le ragioni dell’im­pugnazione, come non fosse necessario per la particolare ti­pologia contrattuale di lavoro temporaneo indicare alcun tipo di causale.

La sentenza della Cassazio­ne non ha condiviso l’operato dell’azienda e ha invece sottolineato co­me l’articolo 1, comma 2 della legge 196 del 1997 permette il contratto di fornitura di lavo­ro temporaneo nei seguenti casi:

a) nei casi previsti dal contratto colletti­vo della categoria di apparte­nenza dell’impresa utilizzatri­ce stipulati dai sindacati com­parativamente più rappresen­tativi;

b) nei casi di tempora­nea utilizzazione di qualifi­che non previste dai normali assetti produttivi aziendali;

c) nei casi di sostituzione di la­voratori assenti, fatte salve le ipotesi di cui al comma 4 (che prevede le situazioni in cui è vietata la forma del lavoro temporaneo».

Avere perciò riportato nel con­tratto la semplice causale «casi previsti dal contratto collettivo nazionale» è asso­lutamente insufficiente per la Cassazione. L’azienda si è limitata a riprodurre il testo della lettera a) dell’articolo 1 della legge senza procedere peraltro a qualsiasi specifica­zione. Nell’accordo stipula­to non si indica, tra l’altro, a quali contratti collettivi na­zionali si fa riferimento e nep­pure, come sarebbe invece stato necessario, a quale del­le ipotesi previste dalla con­trattazione collettive si inten­de fare riferimento.

La genericità della causale rende quindi il contratto ille­gittimo. Per quanto riguarda le sanzioni, invece, la senten­za si sofferma a chiarire che scatteranno quelle previste per il divieto di intermediazio­ne nelle prestazioni di lavoro e cioè l’instaurazione del rap­porto di lavoro con il fruitore della prestazione, vale a dire con il datore di lavoro effetti­vo. Quindi un rapporto di la­voro inizialmente concluso come temporaneo si conver­te in un contratto a tempo indeterminato con l’utilizzatore.

 

Il generico richiamo a quanto previsto dal contratto collettivo conduce alla conver­sione del contratto di fornitu­ra di lavoro temporaneo in un rapporto a tempo indeter­minato. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza del­la Sezione lavoro n. 11411 depo­sitata il 13 Maggio scorso.

La pronuncia ha co­sì respinto il ricorso presenta­to da Poste italiane contro la decisione della Corte d’appel­lo di Milano che aveva dispo­sto l’assunzione di un lavorato­re inizialmente ingaggiato con un contratto di lavoro tem­poraneo. La società aveva sot­tolineato, tra le ragioni dell’im­pugnazione, come non fosse necessario per la particolare ti­pologia contrattuale di lavoro temporaneo indicare alcun tipo di causale.

La sentenza della Cassazio­ne non ha condiviso l’operato dell’azienda e ha invece sottolineato co­me l’articolo 1, comma 2 della legge 196 del 1997 permette il contratto di fornitura di lavo­ro temporaneo «a) nei casi previsti dal contratto colletti­vo della categoria di apparte­nenza dell’impresa utilizzatri­ce stipulati dai sindacati com­parativamente più rappresen­tativi; b) nei casi di tempora­nea utilizzazione di qualifi­che non previste dai normali assetti produttivi aziendali; c) nei casi di sostituzione di la­voratori assenti, fatte salve le ipotesi di cui al comma 4 (che prevede le situazioni in cui è vietata la forma del lavoro temporaneo».

Avere però riportato nel con­tratto la semplice causale «casi previsti dal contratto collettivo nazionale» è asso­lutamente insufficiente per la Cassazione. L’azienda si è limitata a riprodurre il testo della lettera a) dell’articolo 1 della legge senza procedere peraltro a qualsiasi specifica­zione. Nell’accordo stipula­to non si indica, tra l’altro, a quali contratti collettivi na­zionali si fa riferimento e nep­pure, come sarebbe invece stato necessario, a quale del­le ipotesi previste dalla con­trattazione collettive si inten­de fare riferimento.

La genericità della causale rende quindi il contratto ille­gittimo. Per quanto riguarda le sanzioni, invece, la senten­za si sofferma a chiarire che scatteranno quelle previste per il divieto di intermediazio­ne nelle prestazioni di lavoro e cioè l’instaurazione del rap­porto di lavoro con il fruitore della prestazione, vale a dire con il datore di lavoro effetti­vo. Quindi un rapporto di la­voro inizialmente concluso come temporaneo si conver­te in un contratto a tempo in­determinato.

Lavoratori atipici. Indennità di malattia e congedo parentale

 

I requisiti d’accesso per l’indennità giornaliera di malattia per gli iscritti alla Gestione Separata

  L’INPS, con circolare n. 77 del 13 maggio 2013, ha comunicato l’estensione del diritto alle indennità giornaliera di malattia e all’indennità per congedo parentale ai lavoratori iscritti alla Gestione separata.

Infatti, le tutele previdenziali dell’indennità di malattia e del trattamento economico per congedo parentale sono state progressivamente estese, attraverso provvedimenti normativi e indicazioni ministeriali, a tutti i lavoratori iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335non iscritti ad altra forma previdenziale obbligatoria e non titolari di pensione.

Si tratta di lavoratori rientranti nelle seguenti categorie:

- LAVORO AUTONOMO, per professione abituale ancorché non esclusiva;

- COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA;

- INCARICATI  VENDITA A DOMICILIO

La Circolare n. 77 del 13-05-2013