Servizio 118 – Pronto soccorso alle aziende.

118E’ un pronto soccorso  alle aziende private l’accordo di secondo livello firmato nella Regione Lazio dai sindacati confederali.  Con questo accordo è stata data copertura a posteriori alle aziende che avevano  cambiato nel  dicembre 2015 il  CCNL Sanità privata (previsto dal capitolato d’appalto regionale) con  quello Anpas applicato ai dipendenti degli Enti assistenziali. E’ chiaro che l’accordo intende vanificare le nostre vertenze giudiziarie, ma non c’è limite alla vergogna se è vero che con questa firma i Confederali  hanno avallato l’aumento dell’orario di lavoro settimanale, la riduzione del salario, i turni di 12 ore giornaliere ed la monetizzazione dei D.P.I.

Il soccorso dei sindacati alle aziende  non è stato proprio pronto, ma sicuramente opportuno. . L’ACCORDO. .

Progetto Amico (Latina). Fumata nera

Un fumata nera sulla trattativa in corso presso la Regione Lazio per la gestione degli esuberi di Progetto Amico, il Centro di Riabilitazione per bambini con disabilità dello sviluppo, Struttura accreditata presso il Servizio Sanitario Regionale.

La direzione aziendale non sente ragioni, pur avendo circoscritto all’area amministrativa gli esuberi e ristabilito il rapporto nell’area sanitaria.

Con l’impegno di proseguire il confronto in sede aziendale ed eventuale ritorno in Regione per il ricorso al contratto di solidarietà, la procedura in corso di scadenza è stata tecnicamente chiusa con un verbale di mancato accordo.

Servizio 118 Latina – La Croce Rossa licenzia

I lavoratori del 118 debbono essere  licenziati!

Lo ha comunicato la Direzione della Croce Rossa Italiana, basandosi su una nota dell’Avvocatura Generale dello Stato, che ha rilevato profili di illegittimità nei contratti di lavoro stipulati nel 2006 (!).

La C.R.I. ritiene il vizio insanabile  e quindi intende  licenziare i 65 dipendenti per poi riassegnarli  allo stesso servizio attraverso un’agenzia di lavoro interinale. Una soluzione all’Italiana, una specie di affidamento di lavoro stabile a precari permanenti che assomiglia ad un gioco dove scendono in campo in qualità di riserva i titolari squalificati.

Se così fosse, anche gli esiti sul servizio sarebbero preoccupati. Nell’attività di soccorso  emergenziale, dove  la vita è a disposizione degli attimi, necessita  un’organizzazione perfetta, non solo di mezzi, ma anche di partecipazione umana, di lavoratori esperti, motivati, professionali, capaci di costruire automatismi di squadra che ogni volta realizzi un miracolo.

Esattamente il contrario di un’armata Brancaleone.

Il 26 luglio, nell’incontro sindacale avuto con la Direzione del 118 di Latina,  la decisione della C.R.I.  è stata ufficializzata ai rappresentanti della FLAICA-CUB,   che hanno fermamente contestato la posizione dell’Ente, che si è accorta del difetto nei contratti di lavoro a soli quattro mesi dalla scadenza della convenzione con l’Ares.

Il  Sindacato  ha fatto rilevare  anche un altro  assurdo. La Croce Rossa da un lato, dopo cinque anni, scopre il valore della legge, dall’altro, continua a violarla poiché non ha dato ancora esecuzione alla sentenza del Tribunale di Latina (la n. 3919 del 21 dicembre 2010), che l’ha condannata nel ricorso presentato da  alcuni autisti per la regolarizzazione dello stesso  contratto di lavoro.

Il Giudice non ha ordinato di annullare i contratti, ma di renderli legali  correggendone i difetti. La C.R.I., finora, è rimasta muta ed  all’improvviso alza la voce e stravolge le regole. Invece di adeguare i contratti decide di licenziare i lavoratori!

Una mossa tattica? Forse, ma per un gioco più complesso, che riguarda la convenzione ed il  prezzo.

Negli ultimi tempi,  la convenzione originaria ha avuto continue proroghe di breve durata, fino all’ultima del 31 maggio, di soli quindici giorni,  tutte condizionate dalla revisione del prezzo. La C.R.I., in prossimità delle scadenze ha sempre minacciato l’abbandono del servizio senza il riconoscimento dei maggiori costi. Infine, dopo una lunga trattativa ed un parziale accoglimento delle richieste presentate, ha accettato l’ultima proroga, fino al prossimo 31 dicembre, dichiarando che in mancanza di adeguamento del prezzo lascerà definitivamente il servizio.

L’attuale convenzione prevede all’art. 4 che, alla scadenza, tutto il personale in forza al 118 deve essere  affidato all’Ares. Allora,  perché licenziare i dipendenti in prossimità della possibile rinuncia al servizio? La domanda non ha una risposta, ma genera un sospetto: sarà che l’inevitabile mobilitazione dei lavoratori sia  strumentale alla regolazione degli affari?

Molti indicatori segnalano questa possibilità, ma l’inerzia non è mai una soluzione e, intanto,  i lavoratori non firmeranno alcun licenziamento continuando a prestare la loro normale attività, alla quale sono legittimamente dedicati.

Nel frattempo manterranno lo STATO DI AGITAZIONE nell’ambito del quale seguiranno tutte le iniziative utile per evitare l’ennesimo attacco ai loro sacrosanti diritti. 

 IL VERBALE DI  INCONTRO    

Croce Rossa Italiana. I lavoratori del 118 non sono di serie B.

                               CONDANNATA LA CROCE ROSSA ITALIANA

 Il Tribunale del Lavoro di Latina, con sentenza n. 3919 del 21/12/2010, ha disposto:

 “..l’inquadramento alla luce delle disposizioni pattizie di cui al contratto collettivo enti pubblici non economici richiamate dall’art. 6 del DPCM 6 maggio 2005 n. 97 delle figure degli autisti soccorritori delle ambulanze della CRI  nella posizione B di cui alla citata disposizione pattizia” ..e.. “Condanna la Croce Rossa Italiana a corrispondere le eventuali differenze retributive maturate dall’assunzione al saldo, oltre interessi e rivalutazione.”

In altre parole, la sentenza stabilisce che anche ai dipendenti del 118 spetta lo stesso trattamento economico e normativo di tutti gli altri dipendenti della Croce Rossa Italiana.

 Il ricorso era stato proposto dall’avv. Paola CATANI del Foro di Latina, legale della  CUB,   su mandato di un gruppo di autisti iscritti al sindacato e della stessa R.S.A.

 A prima vista sembra l’epilogo di una ordinaria controversia sindacale, ma la storia è più complessa e assume  significati ben più profondi.

 Inizia  nel 2006, quando l’ARES affida alla Croce Rossa di Latina il servizio di emergenza sanitaria. La   C.R.I. inizia la gestione diretta ed assume gli operatori del 118. La CRI è Organismo statale,  tenuto ad applicare per legge al proprio personale  il trattamento economico,  normativo e previdenziale dei lavoratori dipendenti da Enti Pubblici non economici.

 La C.R.I., invece, non solo a Latina, violando la legge,  decide di creare una  doppia categoria di dipendenti:  all’una, l’elite, l’apparato, il nucleo storico e la “corte”,  che opera in  condizione di lavoro protetta, confortevole ed agiata, decide di mantenere un trattamento economico di tutto rispetto, per effetto delle ulteriori migliorie integranti il contratto nazionale degli Enti pubblici; all’altra, quella degli operatori in prima linea, sul territorio, nella precarietà delle  postazioni, di notte, di festa, con mezzi inefficienti ed obsoleti,  col rischio permanente di chi mette in gioco ogni istante se stesso per salvare una vita, con il costo umano del contatto quotidiano con la  sofferenza, decide di ridurre il salario attraverso l’applicazione di  una normativa impropria, il  contratto della sanità privata,   notevolmente più basso a causa dello scarso peso contrattuale  di quella categoria nel pianeta sanità.

 Nonostante le  proteste dei lavoratori la C.R.I. non recede. Anzi, blinda l’ improvvida scelta con un accordo sindacale, prettamente verticistico e senza consenso della base, sottoscritto unicamente dalla Federazione dei lavoratori pubblici della Cgil che, paradossalmente, produce i suoi  effetti unicamente sui  lavoratori che l’Ente considera privati! 

L’esito della causa  è clamoroso, perché stabilisce un principio che si estende a tutti i dipendenti della C.R.I., anche negli altri territori. Sarà pure un costo aggiuntivo sul bilancio dell’Ente, ma sarà utile per contrastare la tendenza  delle pubbliche amministrazioni, che,  dovendo ridurre la spesa, tagliano unicamente su coloro che lavorano.  Servirà a mettere in crisi una cultura, perché le poste di bilancio di un’Azienda pubblica  si compensano con l’efficienza e la rinuncia agli sprechi, non  con la “cresta” sul salario dei dipendenti più deboli.

 Un sistema perverso, da combattere, che ha contribuito ad impoverire le famiglie e l’economia in generale.

 Per  chiarezza, nel ricorso l’Avv. Catani aveva chiesto la pronuncia del Giudice anche su un altro aspetto del contratto di assunzione, quello del tempo determinato. Il Giudice si è dichiarato incompetente su questo argomento, che nel frattempo era stato  comunque  risolto sul piano sindacale.

IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA – C.R.I. LATINA   IL MESSAGGERO     LA PROVINCIA

LA SENTENZA