Invalidi civili e maggiorazione convenzionale

La maggiorazione contributiva di due mesi per ogni anno di anzianità per gli invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa superiore al 74% è stata abolita a partire dal 2012, cioè dal momento della generalizzazione del sistema contributiva deciso dal ministro Fornero.

Tuttavia, essa è ancora applicabile, nel limite di cinque anni, sulla quota di pensione calcolata con il sistema retributivo fino al massimo di  quaranta anni di anzianità.

DISABILI. La Pubblica Amministrazione deve adempiere.

ragazzi-disabiliL’art. 7, comma 6, del Decreto Legge n. 101/2013 fa obbligo a tutte le Pubbliche Amministrazioni (art. 1, comma 2, del D.L.vo n. 165/2001) di rideterminare il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette sulla base delle quote e dei criteri individuati dalla normativa vigente

(“in primis”, la legge n. 68/1999), tenendo conto, se necessario, della dotazione organica come rideterminata a seguito dei recenti provvedimenti. Effettuata questa ricognizione, ogni Amministrazione sarà tenuta ad assumere un numero di lavoratori pari alla differenza tra il numero come rideterminato e quello alo stato esistente. La disposizione appena citata deroga, espressamente, il “blocco delle assunzioni”, pur se l’Amministrazione interessata si trovi in situazione di “soprannumerarietà”.

Alla Funzione Pubblica spetterà l’onere di monitorare gli adempimenti dell’obbligo.

Pensioni di invalidità. L’Inps ci ripensa

L'INPS, con il messaggio n. 717 del 14 gennaio 2013, revoca la circolare n. 149 del 28 dicembre 2012 ritenendo che, sia nella liquidazione dell’assegno ordinario mensile di invalidità civile parziale, sia per la pensione di inabilità civile, si continuerà a far riferimento al reddito personale dell’invalido.

L’INPS, con il messaggio n. 717 del 14 gennaio 2013, revoca la circolare n. 149 del 28 dicembre 2012 ritenendo che, sia nella liquidazione dell’assegno ordinario mensile di invalidità civile parziale, sia per la pensione di inabilità civile, si continuerà a far riferimento al reddito personale dell’invalido.

 Messaggio numero 717 del 14-01-2013

Congedo per assistenza coniuge convivente di soggetto con handicap. Chiarimenti

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con interpello n. 43 del 21 dicembre 2012, ha risposto ad un quesito dell’ANCI, in merito alla portata applicativa dell’art. 42, comma 5, D.Lgs. n. 151/2001 concernente il congedo del coniuge convivente per l’assistenza al soggetto portatore di handicap.

In particolare, l’istante chiede precisazioni in ordine alla corretta interpretazione della disposizione normativa di cui sopra, nella parte in cui contempla le ipotesi di “mancanza, decesso, o (…) presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente”, quali causali che legittimano la richiesta di fruizione del congedo in esame da parte di soggetti diversi dal coniuge stesso.

  La risposta in sintesi:

 ”…Si può, pertanto, affermare che la legge consente l’ampliamento della platea dei familiari legittimati a fruire del congedo di cui all’art. 42, comma 5, solo in presenza di una delle situazioni individuate dal medesimo decreto, comprovate da idonea documentazione medica. Ciò in quanto si ritiene che i soggetti affetti da tali patologie non siano in grado di prestare un’adeguata assistenza alla persona in condizioni di handicap grave (cfr. circ. 1/2012, par. 3; circ. 28/2012, par. 1.1. citate).

In base a quanto sopra è possibile dunque sostenere che il diritto a fruire dei congedi in questione possa essere goduto da un soggetto diverso dal precedente “titolare” solo in ragione delle ipotesi tassativamente indicate dal Legislatore, fra le quali rientra quella legata alla presenza di “patologie invalidanti”. In tal senso, pertanto, l’età avanzata del titolare del diritto non costituisce un requisito sufficiente per legittimare il godimento del congedo da parte di altri soggetti titolati.

Tale orientamento è del resto confermato dalla circostanza secondo cui, laddove il Legislatore ha inteso individuare il requisito anagrafico quale elemento utile al riconoscimento del
diritto alla fruizione di permessi per assistere disabili, lo ha fatto espressamente.
In tal senso è possibile richiamare l’art. 33 della L. n.104/1992 – da ultimo modificato dall’art. 24, L. n. 183/2010 – che assegna il diritto a fruire dei 3 giorni di permesso mensile in primo luogo al “lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado”, per individuare solo in un secondo momento il terzo grado di parentela qualora, tra l’altro, “i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età (…)”.”.

L’INTERPELLO N. 43-2012

 

ASSEGNO INVALIDITA’ MIGRANTI

CASSAZIONE: ASSEGNO DI INVALIDITÀ AGLI STRANIERI ANCHE SE NON LUNGO SOGGIORNANTI RIBADITA LA GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE SULL’ILLEGITTIMITÀ DEL REQUISITO DELLA CARTA DI SOGGIORNO.

La Corte di Cassazione, con ordinanza dd. 26 giugno 2012 n. 10665, rigettando il ricorso dell’INPS contro una sentenza della Corte di Appello di Torino, ha ribadito che le prestazioni di invalidità spettano anche agli stranieri  disabili regolarmente soggiornanti, anche se non in possesso della carta di soggiorno o permesso di soggiorno CE per lungo soggiornanti.

La Corte di Cassazione ha ricordato la consolidata giurisprudenza  costituzionale per cui l’assegno di invalidità costituisce una prestazione atta a fornire alla persona un minimo di sostentamento, per cui non sono ammissibili disparità di trattamento tra cittadini e stranieri regolarmente soggiornanti che risulterebbero in contrasto con il principio di non discriminazione di cui  all’articolo 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Ugualmente, la Corte di Cassazione ricorda  la sentenza della Corte Costituzionale n. 306/2008 per cui il legislatore può subordinare l’erogazione di determinate prestazioni alla circostanza che il titolo di soggiorno dello straniero non abbia un carattere episodico e di breve durata, mentre nel caso in questione l’interessato poteva dimostrare l’adempimento dei doveri fiscali dal 2006 al 2010 e la sua iscrizione negli elenchi del collocamento obbligatorio.

Milano giugno 2012       L’ORDINANZA N. 10665 DEL 26 GIUGNO 2012

Assegni di invalidità e disoccupazione. Eliminato il divieto.

INPS: diritto di opzione fra Assegno di invalidità e Indennità di Disoccupazione

 L’INPS, con la circolare n. 138 del 26 ottobre 2011, comunica che, in base alla sentenza della Corte Costituzionale 19-22 luglio 2011 n.234, si riconosce all’assicurato il diritto di scegliere tra l’assegno ordinario di invalidità e l’indennità di disoccupazione limitatamente al periodo di disoccupazione indennizzato, ferma restando l’incumulabilità delle due prestazioni.  

 La Circolare numero 138 del 26-10-2011

Permessi legge 104. Referente unico.

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con interpello n. 24 del 17 giugno 2011, ha risposto ad un quesito dell’Università degli Studi di Firenze, in merito alla corretta interpretazione della disposizione normativa di cui all’art. 24, comma 1 lett. a), Legge n. 183/2010 che ha innovato l’art. 33, Legge n. 104/1992 con riferimento al referente unico per l’assistenza alla persona in situazione di handicap grave.
In particolare, chiede se sia legittima la fruizione dei permessi ex art. 33, Legge n. 104/1992, a mesi alterni da parte di più aventi diritto, per l’assistenza a familiari disabili in situazione di handicap grave alla luce delle modifiche apportate con il c.d. Collegato Lavoro.

 

 La risposta in sintesi:

 

“…Al fine di sciogliere il dubbio interpretativo prospettato dall’istante, appare opportuno ricordare che lo stesso Consiglio di Stato ha definito il referente unico come il soggetto che assume “il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell’intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell’assistito” (cfr. parere n. 5078/2008).
Alla luce del suddetto orientamento si può sostenere, pertanto, che il referente unico si identifica con colui che beneficia dei permessi mensili per tutti i mesi di assistenza alla persona con handicap grave con esclusione, quindi, di altri eventuali soggetti.
A conforto di ciò, si osserva che laddove il Legislatore abbia voluto individuare fattispecie specifiche in deroga alla regola generale sopra delineata, ha previsto espressamente ipotesi eccezionali in cui viene contemplata la possibilità di fruire dei permessi da parte di due soggetti per l’assistenza di uno stesso familiare: è questo il caso dei genitori rispetto ai quali l’art. 33, comma 3, lett. a) ultimo periodo dispone espressamente che “per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne anche alternativamente“.”

 L’INTERPELLO N. 24-2011

Congedo Straordinario e T.F.R. L’Inps, adesso, legifera?

L’Inps, con messaggio n. 13013 del 17 giugno scorso, chiarisce che durante il periodo di congedo straordinario il rapporto di lavoro resta sospeso e quindi il trattamento di fine rapporto non matura, liberando così le aziende dal versamento al fondo di tesoreria.

L’interpretazione della legge da parte dell’Inps appare piuttosto forzata. Se così fosse, non si capisce perché l’indennità economica da corrispondere al lavoratore durante il congedo comprende i ratei delle mensilità aggiuntive (13^, 14^, ecc) e non anche il trattamento di fine rapporto che ha la stessa natura di vera e propria retribuzione differita.

L’Inps ritiene  che, mancando la retribuzione, durante  il  congedo il tfr  non matura, a differenza di situazioni analoghe (maternità, malattia, ecc.), cioè quando  l’indennità sostituisce la retribuzione.

E’ evidente che l’Inps forza l’interpretazione della legge. Però, autorizzando le aziende a non riconoscere il T.F.R. al dipendente in congedo  straordinario,  di fatto emana una nuova norma priva di  fonte giuridica.

L’Inps, nel vuoto legislativo,  intende sostituirsi  al Parlamento? O non  sarà che, in linea con i tempi, abbia deciso di avallare la tendenza di quanti pensano  che il debito  pubblico si risana con la  cresta sui diritti dei poveri disgraziati?

IL MESSAGGIO DELL’INPS N. 13013 del 17-06-2011